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Se non ora, quando?

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Quando ho votato nel 2013, Renzi faceva ancora il sindaco di Firenze e Bersani si presentava come colui che avrebbe fatto il premier, appoggiato da Pd e Sel.
Alfano e Verdini erano candidati dall’altra parte con Berlusconi. Il programma del centrosinistra era perfettamente in linea con i miei valori e le mie aspettative.
 

Che la Costituzione consenta tutto ciò che è successo non si discute, altrimenti saremmo in presenza di un colpo di stato, ma è consentito almeno segnalare l’anomalia, oppure dobbiamo solo regolare meglio l’inclinatura del nostro piegamento a 90 gradi e farci pure prendere in giro come se non conoscessimo le regole?

Che poi, amici del Pd, anche a voi non piace tutto questo, dai, lo so. Uscite dalla parte e provate a fare un reset. Se non lo si fa ora, quando?
Si faccia ‘sta legge elettorale e poi un bel calcio nel culo a Verdini e Alfano, per dio!
Non incancrinitevi sulle stesse posizioni, facciamo un passo in avanti, il match è finito.

 
Poi un’altra cosa. Penso che i fan di Renzi dovrebbero rendersi conto che la tecnica “sfotti la gente che non la pensa come il pd” ha appena fallito.
Lo so che vi fa sentire bene, ma dovete fare uno sforzo e rinunciarvi. E’ solo un piacere effimero e momentaneo. Il risultato è stato che coloro che ancora stanno sfottendo hanno avuto ancora più voglia di alzare il sederino e andare a votargli contro. La divisione che si è creata, accentuata appunto da questo atteggiamento, è stata la chiave del risultato referendario.
I renziani dovrebbero arrivarci da soli, anche prima che arrivi la direttiva dall’alto. Che arriverà: Renzi, che è tutto fuorché stupido, sicuramente ne ha già preso atto e starà scrivendo le nuove regole della comunicazione per le prossime elezioni.

Ho fatto uno strano sogno, sembrava vero

22/02/2013 RAI Saxa rubra, chiusura della campagna elettorale, nella foto la conferenza stampa di Pier Luigi Bersani, segratario PD

Lo vedete quest’uomo? (cit)

Era la primavera del 2013, si presentava come leader della coalizione PD + SEL che avrebbe governato l’Italia, con un programma condiviso da tutto il centrosinistra.

E’ lui che io ho votato alle ultime elezioni politiche contribuendo ad una vittoria, seppur risicata, del Partito Democratico.  Una vittoria a metà che ha determinato che altri governi, sempre più distanti dalla volontà popolare espressa con quel voto, si susseguissero alla guida del Paese.

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Ora, li vedete questi tre? (cit.2)

Sono passati tre anni. Al governo non c’è Bersani, Sel è dall’opposizione di Matteo Renzi, che nel 2013 faceva ancora il sindaco di Firenze ed era uscito sconfitto dalle primarie del Pd. Governa assieme ad Alfano e Verdini, fuoriusciti da Forza italia ma ancora orgogliosamente di destra.  A qualcuno potrà andar bene che ci siano loro a fare le nostre leggi, ma nessuno di noi, esprimendo il nostro voto, poteva immaginare che accadesse e non lo voleva.

Ecco, che siano proprio loro tre a spingere l’Italia verso una nuova era, stravolgendo completamente il nostro sistema con una riforma elettorale che cambia la Costituzione, proprio non mi va giù.

Proprio non riusciamo ad imparare nulla dal passato?
Ci siamo beccati Berlusconi per 20 anni. Oggi il copione è sempre lo stesso: un uomo arrogante, molto deciso (il fascino per Mussolini non ce lo vogliamo proprio scrollare di dosso, purtroppo, anche se tanti non se ne rendono conto) e che disprezza i propri avversari aizzando la propria folla. Berlusconi “divideva et imperava”. E’ finito il suo tempo ed ecco che, dopo una breve pausa moderata (giusto per ricaricare le pile) targata Monti e Letta, arriva Matteo Renzi.

E ripete tutto: una volta arrivato al potere senza legittimazione popolare usa le stesse tecniche del suo predecessore: qualche regalino al ceto medio (vedi 80 euro) – meno bisognoso di quello povero ma più forte elettoralmente – e poi via dritto verso un tentativo di cambiare la costituzione per prendere ancora più potere e completare l’opera.

Lo aveva anche detto. “O adesso o mai più”. E’ partito con la riforma nel momento della sua maggiore popolarità e si ritrova ora al voto più debole che mai.
Ma è un dentro o fuori, se vince si ricarica e, grazie al potere che acquisirebbe, risalirebbe la china.

E allora ecco che parte una campagna di marketing elettorale di dimensioni mai viste prime. Avete notato quanti messaggi sposorizzati appaiono su facebook per promuovere il sì? Quelli costano. E parecchio.

Poco mi importa se abbia scritto nella felpa “Centro Sinistra”. Mi risuonano ancora nella mente le parole di Gianpaolo, operaio di Fincantieri che in un recente servizio su Piazza Pulita ha detto candidamente: “Non è sinistra”. Ed è così. Non basta scriverselo addosso, bisogna esserlo. E togliere potere al popolo per rendere un governo più forte non può essere qualcosa neanche lontanamente di sinistra. Così come non lo è togliere le competenze alle regioni, così come non lo è zittire le opposizioni, così come non lo è permettere l’elezione del Presidente della Repubblica per mezzo della sola maggioranza.

Non è sinistra e non è neppure democrazia. E se nel frattempo Renzi ha cresciuto e nutrito un popolo di fan che sono riusciti a superare in arroganza, saccenza e scontrosità perfino i grillini del primo periodo, non dobbiamo né stupirci né farci spaventare.

 

 

Pausa, vado a farmi del bene

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E’ il 3 di agosto, sto partendo per Milano, la prima destinazione di un viaggio che durerà almeno due settimane.

Poi da Milano ci trasferiremo a Latina, per ritrovare serenità e depurare la mente da tutto quello che ha accumulato negli ultimi tempi. Lorena e io speriamo di riuscire a visitare l’isola di Ponza. Io non ci sono mai stato. Se ce la facciamo ve ne accorgerete, perché posterò sicuramente qualche foto. E poi, dopo ferragosto, proseguiamo la vacanza in Friuli, per par condicio. Voglio far assaggiare alla mia ragazza cose nuove della nostra terra.

E a settembre inizierà un’altro viaggio, decisamente più importante, che non vedo l’ora di fare. Lo facciamo a piedi, in salita, ma non ci faremo fermare dalla fatica e ce lo godremo tutto quanto.

Cosa mi lascio indietro in questa partenza, mentre guardo fuori dal finestrino il futuro che mi viene incontro? Lo spirito di lotta che ha pulsato nelle mie vene fino a pochi minuti fa. Non lo rinnego, ma da adesso voglio che il mio corpo si rigeneri in un bagno di positività. Lascio i miei compagni di avventura  e gli avversari, tutta l’acredine, un paio di lettere scritte e mai consegnate e un po’ di lavoro arretrato ad aspettarmi. Spengo il telefono. O meglio, è acceso, ma non risponderò quasi mai.

Ci vediamo un po’ più vecchi, spero migliori. E più felici.

Milano – San Vito (andata e ritorno)

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Ho appena passato una settimana a Milano: dedicandomi a lavoro, studio e passioni. Ma soprattutto a Lorena. Torno a casa (sono in treno ora, mentre scrivo) con qualche pensiero positivo che mi fluttua in mente:

  1. Milano è una bellissima città. Cerco di trovare qualcosa di brutto ma non lo trovo. E’ ricca di servizi per la persona, non mancano spazi verdi in ogni sua zona ed è collegata benissimo attraverso il trasporto pubblico. Fa venire voglia di lunghe camminate per scoprirla tutta. Alcuni suoi locali sono originali. Lorena e io ieri abbiamo scoperto “Foodie’s” che propone cibi salutari e buonissimi, la classica roba che piace a noi, insomma. Ci abbiamo fatto un piccolo articolo sul nostro blog, se avete voglia… è qui.
  2. Milano è una città costosissima. Uno spritz arriva a costare anche 10 euro. Da noi ne costa 2. Un appartamento di 70 mq costa dai 250 ai 300 mila euro. Eccolo qui, il suo “lato negativo”.
  3. Mi piace il lavoro che faccio. Mi permette di spostarmi e portarlo con me. Ovunque, con un computer e le cose che ho imparato in tanti anni a fare, posso svolgerlo, vivendo allo stesso tepo la nuova realtà che mi circonda: è una bella sensazione, credetemi. E’ forse l’altra faccia del precariato estremo dei liberi professionisti ed è un vantaggio da tenersi stretto.

Da domani si ricomincia .. mi aspettano tante cose da chiudere prima di partire per le vacanze e giovedì un consiglio comunale.

Buona giornata a chi mi legge!

 

 

E se lo dice D’Alema..

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Noi non abbiamo mai fatto degenerare questo in una lotta di distruzione delle persone. Questo elemento nuovo lo ha introdotto Renzi nella vita del nostro partito e io lo considero la responsabilità più grave che lui ha.

E’ proprio così. Renziani della prima, della seconda e della terza ora hanno imparato in fretta. Tipo “il candidato uno di loro”. Tipo “interessi personali” Tipo “incompetenza”.

Do you remember?

Fonte: D’Alema a In Onda. Il video integrale

Pronti ad accogliere.. un milione di polli in più!

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Alcuni giorni dopo che Tiziano e io siamo stati estromessi dalla giunta, il sindaco ha fatto approvare alcune osservazioni alla realizzazione di un nuovo allevamento avicolo a Prodolone, di proprietà Zarattini.

Ci saranno 5 capannoni in più, che produrranno 5 cicli da 208.000 capi, per un totale di oltre 1.000.000 di polli in un anno.

Sto studiando a fondo tutta la documentazione e presto renderò pubblica la mia posizione tecnica e politica sulla questione.

Per oggi mi limito ad un semplice pensiero, che vorrei condividere liberamente con voi che mi leggete: a chi serve?

Parliamo di un milione di polli, con annessi e connessi, con una contropartita in termini occupazionali di sole due unità lavorative.

Serve, a San Vito, un altro gigantesco allevamento di polli, peraltro in una zona che già subisce parecchi disagi?

Ricordiamoci che chi amministra un Comune deve fare in primis gli interessi della propria comunità.

Quattro anni fa, da assessore all’ambiente, mi opposi alla realizzazione di un progetto molto simile, proposto sempre dalla stessa ditta, che si sarebbe realizzato alla fine di via Melmose, in territorio di Sesto al Reghena ma proprio al confine con Savorgnano.

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Messaggero Veneto, giugno 2012

Il 3 giugno 2016 – a soli due giorni dalle elezioni – l’amministrazione comunale si è limitata ad esprimere una serie di osservazioni che non impediscono, di fatto, la realizzazione del progetto.

In genere, per valutare l’opportunità o meno di qualsiasi cosa, faccio una bella lista dei pro e dei contro.
Ci voglio provare anche adesso.

Vediamo un po’:

CONTRO (per San Vito): cattivi odori, aumento del traffico pesante nella tratta interessata, notevole impatto ambientale e paesaggistico. Grande preoccupazione dei residenti per i disagi che tutto ciò potrà portare. Chi vive in quella zona è già molto stressato da ciò che già c’è.

A questo possiamo aggiungere diversi problemi etici circa questo tipo di allevamenti per come sono trattati gli animali stipati in spazi ridotti, fatti nascere, ingrassare e morire senza che la loro esistenza abbia un minimo barlume di senso.

PRO (per San Vito): non me ne vengono in mente.  Mi vengono in mente altri vantaggi, che però non riguardano la nostra comunità, ma altri specifici soggetti:

  1. L’imprenditore che investe, com’è ovvio che sia, lo fa per averne dei grossi vantaggi economici.
  2. Chi gli venderà il terreno dove saranno allestiti i capannoni, potrà fare un grosso affare.

Due obiettivi perfettamente leciti, sia chiaro. Ma chi ne pagherà il prezzo? 

Chiunque tu sia, grazie.

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Oggi, controllando la posta del mio appartamento in via Sant’urbano (ultimamente ci vado poco) ho trovato questa lettera, persa tra la miriade di volantini pubblicitari. Non so chi sia il mittente, so solo che vive nel mio stesso palazzo. Se dovesse capitare su questo blog, capirà quanto piacere mi ha fatto ricevere il suo messaggio. GRAZIE, di cuore.

Le persone che ci circondano sono ciò che siamo

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La qualità della mia vita dipende dalle persone di cui mi circondo. Per questo le seleziono tantissimo. Non sono uno che sta bene con tutti, che dove lo metti sta.  Ho tanta pazienza, questo sì, per cui mi lamento poco, ma l’apparenza non deve ingannare: pochi, pochissimi, ma buoni, questo è il mio principio. Buoni per me, ovviamente. E’ estremamente soggettivo.

Perciò ecco una serie di persone-tipo dalle quali mi voglio tenere alla larga:

  1. I forti con i deboli e deboli con i forti: privi di un briciolo di coraggio, alzano la voce quando si rendono conto che il proprio interlocutore non è in grado di reagire, mentre abbassano le orecchie appena sono gli altri ad andare all’attacco. In genere, utilizzando questa tecnica arrivano facilmente ai posti di comando. Al contrario adoro chi si comporta esattamente nel modo opposto.
  2. Gli autofenomeni: hanno deciso di essere dei vincitori e se lo dicono continuamente da soli. Lo ripetono come un mantra, sui social, al bar e non mi stupirei se anche nel silenzio della notte, prima di addormentarsi, questo fosse il loro ultimo pensiero. A volte sono espliciti, altre il loro giudizio su se stessi è nascosto tra le righe mentre fanno i complimenti agli altri: Esempio: “Sei un grande! Anche io ho fatto questo e quello..”. In casi estremi e patologici si esaltano addirittura per i successi altrui, trasformandoli in propri.
  3. Icriticoni privi di specchio“: seminano errori ed insuccessi in tutto ciò che fanno (cosa che non sarebbe di per sé negativa, se dagli errori sapessero trarre una lezione) ma non usano nessun filtro nel criticare ed accusare chi fa meglio di loro, al primo passo falso utile. Un esempio? Arrivi ultimo e sfotti il secondo classificato perché ha perso. Sembra una situazione da prima elementare, ma vi assicuro che è pieno di casi adulti e reali, in giro.
  4. Il mix di tutti e tre in un’unica persona. Terrificante, vero?

Io oggi ho la fortuna di avere intorno le persone che hanno creduto in me e mi hanno aiutato a diventare la persona che sono. Ed è proprio così: gli uomini e le donne di cui ci circondiamo sono ciò che siamo. La loro presenza mi ricorda ogni giorno di concentrarmi soltanto sulle cose importanti e di scrollare di dosso frustrazioni e paure.  Per questo, non rimpiango nulla delle mie scelte, perché giuste o sbagliate che siano state, mi hanno portato dove sono ora, accanto a chi amo. E non tornerei mai indietro.

 

Adios, democrazia: A San Vito chi governa sceglie anche per l’opposizione

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Va tutto bene.

Vinci le elezioni in una lotta all’ultimo voto, 51% contro il 49%. Per governare ti viene assegnato un premio di maggioranza: 14 consiglieri (15 con il voto del sindaco) contro i 10 di opposizione. Di quei 10 solo 5 vanno a chi è arrivato secondo al ballottaggio, gli altri 5 sono delle altre coalizioni, arrivate terza e quarta. Vinci di poco e governi di molto. Ma va bene, sono le regole.

“Un paese diviso a metà”, come è stato detto più volte. Non sarebbe neanche così, se teniamo conto che ha votato soltanto la metà degli aventi diritto, e di quella metà soltanto la metà ha votato il sindaco uscente, in pratica solo 1 su 4 lo ha scelto come sindaco. Eppure, governa. Ci sta, sono le regole.

E va bene, va tutto bene.

Quello che non va bene è che la maggioranza usi i voti in più che ha per scegliere anche i rappresentanti della minoranza. E’ sbagliato di principio, tanto più in una situazione in cui il risultato elettorale è stato così risicato.

Ed ecco che accade che chi ha preso il 49% dei voti al ballottaggio non possa neanche avere rappresentanza nelle nomine dei revisori dei conti, perché la coalizione del sindaco usa i propri voti per eleggere anche il revisore proposto da chi è arrivato ultimo alle elezioni.  E poco importa che quel revisore sia stato espressione della destra, vero? L’importante è annientare chi ha osato sfidarli e per un pelo non è riuscito a batterli.

Chi ha avuto l’aiuto del sindaco oggi esulta proclamandosi “unica vera opposizione”. Ma opposizione a chi, se si aiutano a vicenda? Opposizione a chi non governa? E’ davvero curioso come si giochi con le parole facendo leva sulla poca attenzione delle persone ad andare in profondità ai fatti.

I fatti sono questi: chi è in maggioranza nomina tre revisori, chi è minoranza nessuno. Chi è arrivato ultimo alle elezioni ottiene l’aiuto di Pd, Progetto Insieme e Sinistra per far eleggere un loro ex candidato (in Nuova San Vito, nel 2011).

Ieri sera abbiamo partecipato alla cena paesana di Savorgnano. Li abbiamo visti seduti allo stesso tavolo, banchettare insieme, tra sorrisi e pacche sulle spalle. Va bene, va tutto bene. Si può mangiare insieme. Ma sinceramente a me ha fatto davvero impressione. Nei precedenti 5 anni non accadeva mai di vedere colui che si dichiara “vera opposizione” ridere e scherzare a tavola con coloro che dovrebbero essere oggetto della sua opposizione vera. 

Noi ce ne siamo stati ben lontani. Prendiamo le cose molto seriamente: i cittadini di San Vito ci hanno chiesto di essere qualcosa di diverso. E noi vogliamo esserlo, per davvero.

Il mio primo intervento d’opposizione in Consiglio Comunale

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Pubblico qui di seguito il testo integrale del mio discorso di insediamento in Consiglio Comunale. E’ stato emozionante ritornare in consiglio, stavolta tra le fila dell’opposizione. Da un lato l’amarezza per non poter realizzare quello che avrei fatto se avessimo vinto. Dall’altro, la voglia di dare sfogo ai miei pensieri in libertà: una sensazione impagabile, alla quale non intendo sottrarmi mai. 

Cari colleghi,

mi ritrovo seduto da questa parte dopo essere stato 5 anni nei banchi opposti.  Rifarei tutto quanto,  sapendo com’è andata a finire?  Senza dubbio alcuno,  sì.

La situazione politica, nel paese e di conseguenza in tutta la filiera politica locale, è profondamente diversa da quella del 2011. Il maggior partito di governo ha, a mio modo di vedere, mutato la propria fisionomia da quando è salito al potere. E non si può distinguere la dimensione locale da quella nazionale: se ci si presenta con un simbolo ci si prendono tutte le responsabilità, oneri e onori, di quel partito. Esserne alleati è una scelta non da poco e non priva di conseguenze.

E’ sempre stata la ragione politica a determinare le mie scelte.

Personalmente mi sono sentito molto toccato quando ho letto le argomentazioni contro di noi, tese a screditare il gruppo del quale anche io faccio parte: siamo stati tacciati di avere interessi personali e di essere incompetenti.  Un accusa gravissima che, per chi ha nel cuore dei valori, risulta insopportabile. Ma chi l’ha pensata conosceva bene il principio: Dividi et impera, crea un nemico brutto e cattivo e magicamente motiverai tutta la tua squadra.

I nostri valori sono l’uguaglianza, la solidarietà, l’onestà, la giustizia, la trasparenza; valori che si tradurranno in una quotidiana azione politica di controllo e di partecipazione. Faremo in modo che tutto ciò che verrà deciso dalla Giunta e dal Consiglio sia sotto la luce del sole e sotto gli occhi della popolazione.

Io sono semplicemnte e profondamente convinto che oggi chi ha a cuore gli ideali e i valori propri di una sinistra progressista debba porsi come alternativa al partito democratico e non fare la sua stampella elettorale. E così ho fatto, senza guardare alle conseguenze personali ma rispettando i valori e gli ideali della legge morale che è dentro di me.

Mi sento parte attiva di una sinistra rinnovatrice,  che sa dire di “sì” ad un concetto profondo di partecipazione dei cittadini,  “sì” ad un mare senza trivelle,  ma che dice un insidacabile “no” alla politiche di Renzi che giudico lontane da me su tutte le questioni principali, dal Jobs Act alla pessima Buona Scuola, fino allo stravolgimento della Costituzione».

Le elezioni del 5 e 19 giugno ci consegnano un paese diviso, letteralmente spaccato a metà. Questo, per un sindaco uscente che si ripresenta, è un dato comunque negativo, al di là della manciata di voti in più. Arrivare sul filo di lana, 49 a 51 contro due sole liste civiche, potendo contare sulla collaborazione della presidente Serracchiani (accorsa 4 volte per sostenerlo), tralasciando tutto il resto, comprese le maggiori risorse a disposizione,  non può essere considerata una piena vittoria.

A salvarlo è stato non un giudizio politico favorevole al suo modo di amministrare, ma la sua stessa caparbietà: la telefonata in più, il suono di campanello in più, l’aver chiesto il voto a tutti, ma proprio a tutti, fino all’ultimo minuto disponibile. Un sindaco che si trova costretto a fare il porta a porta spinto fino all’ultimo giorno è un sindaco che è ben consapevole che il giudizio sul suo operato non è positivo come avrebbe dovuto essere.
Ma questo ormai è già il passato. Oggi si chiude un capitolo e, in quest’aula consigliare, se ne apre un altro.

Eppure c’è già tanta carne al fuoco.
Per gran parte della campagna elettorale il sindaco ha affermato ”Farò una giunta di 6”. Ha preso dei voti con quell’affermazione. Ha vinto le elezioni anche per merito di questa promessa. Non lo ha detto una volta sola, l’ha ripetuto molte volte, in televisione, ai giornali.  Ed eccoci qua, ad ascoltare argomentazioni contorte per giustificare che 7 è meglio di 6. Quando tutti in questa sala, anche chi siede dall’altra parte, sa qual è il vero motivo di questa scelta: che nessuno ha voluto rinunciare a nulla e che il sindaco non è stato capace di farsi valere nei confronti delle ambizioni personali di chi voleva a tutti i costi  un posto in giunta.
Altro che “per il bene comune”. San Vito cresce: cresce tutto,  cresce il numero degli assessori e sì,  cresce anche il naso di chi può annoverare già la prima bugia o il mancato rispetto di una promessa.
Un sindaco,  se è autorevole nei confronti della sua squadra,  decide la propria giunta senza paura. Sceglie i suoi assessori e poi chiede il voto alla propria maggioranza, punto.  Ci sono voluti invece 18 giorni di trattative e la resa finale, smentendo quanto detto solo pochi giorni prima.

Si è detto che sono sette ma costano meno. Non è vero neanche questo. Cresce ancora il naso. Sì, hanno un’indennità minore. Ma non ci si può fermare a questo, bisogna conoscere la ratio delle norme: il legislatore ha previsto un’indennità minore per i lavoratori dipendenti proprio perché potenzialmente hanno un costo maggiore dei liberi professionisti, in quanto hanno la possibilità di usufruire di 24 ore di permesso retribuito che il Comune deve pagare al loro datore di lavoro. Per partecipare alle giunte, alle riunioni, agli incontri istituzionali, ecc. Un diritto giusto, sia chiaro. Anzi, un assessore deve partecipare durante l’orario lavorativo alle riunioni, deve essere presente nel territorio. Altrimenti è un assessore di facciata, un assessore assente. Ma se lo fa, ed è un lavoratore dipendente, deve chiedere un permesso a datore di lavoro e questo ha un costo per l’ente.  Ecco perché è prevista questa differenza di emolumento, proprio per controbilanciare questo costo. Se non mi credete,  informatevi.  Non è giusto prendere in giro le persone con la favola del costo minore: per ora c’è solo un’arrampicata sugli specchi per giustificare l’ingiustificabile.
Il sindaco ha detto anche niente assessori esterni, lo ha detto in campagna elettorale prima del ballottaggio. Ed ecco che il naso cresce ancora. Faccio un sincero in bocca al lupo a chi di fatto prende il mio posto di assessore all’ambiente: spero davvero possa lavorare bene. Non sarà facile, perché un assessore esterno, una candidata che ha partecipato alla contesa elettorale  ottenendo soltanto 24 preferenze, è un assessore che parte molto debole, che per farsi valere nei confronti del sindaco dovrà scegliere se lottare davvero o adagiarsi alle sue scelte e fare semplicemente la sua portavoce. Le auguro davvero che riesca ad avere una linea politica propria e farla valere. Da parte mia, le porte sono aperte per il dialogo e la collaborazione.

Faremo opposizione, certo.

Il nostro ruolo non lo svolgeremo a chiacchiere, ma con gli strumenti che la legge italiana democratica, lo statuto comunale e i regolamenti ci affidano.
E’ un dato di fatto che con un’opposizione che lavora bene, anche la maggioranza lavora bene.
Concludo con un pensiero ai nuovi consiglieri di maggioranza.

Non siamo alleati, ma non siamo l’uno contro l’altro. E forse è questo il rapporto migliore che si possa coltivare: nessun “sì” a prescindere, nessun “no” precostituito.
Nessuna guerra.  Non vi corteggeremo per sottrarvi alla vostra coalizione sperando di mettere in difficoltà il sindaco. Vi chiedo però qualcos’altro.

Pretendete trasparenza e partecipazione: la vostra, alle decisioni che questa amministrazione prenderà. Per esperienza vi dico che non è così scontato. Se abbassate la guardia, se lasciate fare, in nome di una appartenenza ad un gruppo o a una coalizione, il vostro ruolo sarà ridotto ad una mera presenza.

Vi suggerisco una buona prassi: ogni tanto entrate nell’ufficio del sindaco e battete i pugni sul tavolo se non siete d’accordo su qualcosa o se vi avrà tenuto nascosto qualcosa. Tranquilli, sembra di sì, ma non morde.  Bisogna avere questo coraggio pur sapendo che anche se lo farete nessuno lo potrà sapere perché  vi diranno che  la maggioranza non deve mai dare pubblicamente segni di cedimento. Nessuno vi batterà le mani, quindi, ma dovrete lottare lo stesso e spesso a porte chiuse.

Questo è, forse,  l’unico potere che avete, e avete il dovere di usarlo. Altrimenti vi rimarranno solo le alzate di mano in questa sala per avvallare decisioni che altri avranno preso. Fate valere il vostro voto.  Lo potete fare, fatelo, tutte le volte che lo ritenete opportuno, per difendere i valori e gli ideali che sono convinto abbiate, e che forse, in fondo, sono gli stessi che ho anche io.

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Chi sono

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Consigliere comunale - lista civica "Cittadini per San Vito". Ex assessore all'ambiente, energia, innovazioni tecnologiche

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